PARTHNERSHIP AL PROGETTO

Intervista a Marco Montemagnoimprenditore digitale, comunicatore e (ex) pongista: è fondatore di Slashers, 4Books e TheUpdate.it. Con una community online di quasi due milioni di persone, è una delle voci più autorevoli in ambito Digital Marketing e Innovazione.


Ciao Marco, grazie per aver accettato questa conversazione! Oggi vorrei esplorare insieme a te le potenzialità dell’AI e raccontarti un po’ del mio progetto universitario.

Ciao! Grazie a te, è un piacere. Parliamo di AI, che è sicuramente il tema più caldo del momento. E poi voglio sapere tutto del tuo progetto, dai!


Sezione 1: L'Intelligenza Artificiale oggi

Secondo te, qual è la più grande opportunità che l’intelligenza artificiale offre oggi, soprattutto a professionisti e aziende?

La più grande opportunità è l’efficienza. L’AI ti permette di automatizzare, personalizzare e scalare processi che prima richiedevano risorse immense. Per un’azienda vuol dire fare di più con meno e in meno tempo. Per un professionista significa migliorare la propria produttività e competenza. Chi oggi non si sta chiedendo ‘Come posso usare l’AI nel mio lavoro?’, rischia di restare indietro.


Hai notato qualche esempio recente particolarmente interessante di aziende o professionisti che stanno sfruttando l’AI in modo innovativo?

Ne ho visti tanti. Ad esempio, l’AI sta rivoluzionando il customer care: chatbot avanzati risolvono problemi 24 ore su 24. Oppure pensa al mondo del marketing: con strumenti AI puoi generare contenuti personalizzati e ottimizzare campagne pubblicitarie con precisione chirurgica. Persino i piccoli e-commerce oggi usano l’AI per capire meglio i clienti. Ci sono esempi ovunque, basta saperli cogliere.


Si parla molto di etica nell’uso dell’intelligenza artificiale. Quanto pensi sia importante considerare l’etica nello sviluppo e nell’implementazione delle soluzioni AI?

L’etica è fondamentale. L’AI non è buona o cattiva di per sé: dipende da come la usiamo. Ci sono problemi enormi, come bias nei dati, privacy e perdita di lavori. Se chi sviluppa e implementa l’AI non pensa a questi aspetti, rischiamo di creare più danni che benefici. Serve un equilibrio: innovazione sì, ma con regole e responsabilità.


Quanto pensi sia importante la formazione su larga scala per affrontare questa rivoluzione?

È cruciale. L’AI non è solo per ingegneri o grandi aziende, deve arrivare a tutti. Serve formazione pratica, accessibile e costante. Chiunque oggi deve capire almeno le basi: cos’è l’AI, come può usarla e come può migliorarci la vita. La formazione su larga scala è il vero motore del cambiamento.


Spesso le piccole e medie imprese sono restie a usare l’AI per paura dei costi o della complessità. Come possiamo rendere l’AI più accessibile a queste realtà?

Ottima domanda. Bisogna partire da soluzioni piccole e concrete. Le PMI pensano all’AI come qualcosa di complicato e costoso, ma non è più così. Mostragli strumenti semplici, come ChatGPT per il customer care o software che automatizzano la contabilità. L’accessibilità parte dalla consapevolezza.


Sezione 2: L’importanza della formazione e della ricerca

Quali sono secondo te i principali ostacoli nell’educazione sull’intelligenza artificiale e come si possono superare?

Il primo ostacolo è la paura: molti pensano sia roba da geni del MIT. Il secondo è la mancanza di formatori pratici: troppe teorie, poche soluzioni applicabili. Bisogna rendere l’educazione sull’AI più accessibile, coinvolgente e con risultati immediati.


Se dovessi consigliare a un giovane professionista quali competenze sviluppare oggi per lavorare con l’AI, da cosa partiresti?

Partirei da una cosa semplice: impara a dialogare con l’AI. Non serve essere programmatori. Devi capire come usare strumenti come ChatGPT, MidJourney, ecc. Poi, sviluppa competenze ibride: se sei un architetto, usa l’AI per progettare meglio; se sei un marketer, impara a ottimizzare le campagne. L’AI amplifica ciò che sai fare.


Quanto è importante avere spazi fisici come scuole rispetto a piattaforme digitali? Possono coesistere?

Possono e devono coesistere. Lo spazio fisico crea community e relazioni reali, mentre il digitale ti permette di scalare la formazione ovunque. Immagina un luogo dove incontri esperti, fai workshop pratici e poi hai tutto online per continuare ad apprendere.


Sezione 3: Il progetto

Sto lavorando a una scuola di formazione e ricerca sull’AI, con un’ala dedicata alla consulenza per le aziende. Quali caratteristiche dovrebbe avere per essere utile?

Tre cose:

  1. Concretezza: mostra alle aziende come l’AI risolve problemi reali.
  2. Accessibilità: rendi i corsi semplici e pratici.
  3. Community: crea un network attorno alla scuola. Le relazioni sono fondamentali.


Quanto conta creare una community attorno a questa scuola?

Tantissimo. Una community è il cuore pulsante di qualsiasi progetto. Fai eventi, hackathon, webinar: crea un ambiente in cui aziende, studenti e ricercatori possano collaborare e crescere insieme.


Sezione 4: Consigli pratici

Hai qualche consiglio su come rendere la scuola attraente per le aziende?

Casi studio e risultati. Le aziende vogliono vedere numeri e storie di successo. Porta esempi concreti di come l’AI ha migliorato produttività e fatturato.


Guardando al futuro, qual è la tua visione per l’AI?

L’AI è solo all’inizio. Nei prossimi anni diventerà un assistente sempre più potente per ogni professionista. La chiave sarà saperla usare come alleato, non come minaccia. Se ci riusciamo, l’AI può davvero migliorare la nostra vita e renderci più umani, non meno.


Grazie mille, Marco, per gli spunti e i consigli! C’è un ultimo consiglio che daresti a chi, come me, vuole creare qualcosa di innovativo in questo campo?

Fallo. Non aspettare il momento perfetto o il prodotto finito. Inizia, testa, sbaglia e aggiusta. L’innovazione è fatta di tentativi, non di attese. Vai e fai succedere le cose!


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