SCACCHIERA E BANG

ARCHITETTURA E MODERNITA'

Nata a Baghdad nel 1950 e formatasi a Londra, Zaha Hadid è stata una figura di spicco nella trasformazione dell’architettura contemporanea, caratterizzandosi per un approccio innovativo nel dialogo con l’ambiente. La sua carriera si è sviluppata in un periodo di grande fermento, segnato dall'influenza del Post-Modernismo e dai progressi tecnologici, che hanno rimodellato il panorama architettonico.

Il suo stile rifugge dalla rigidità, con una predilezione per la frammentazione e un uso libero dello spazio che sfida i limiti gravitazionali. Vicina alle idee del decostruttivismo, Hadid ha proposto spazi in cui le forme tradizionali si dissolvono in superfici fluide, caratterizzate da distorsioni e continuità organica. Le sue opere sembrano estendersi liberamente, quasi a creare paesaggi sospesi che superano le coordinate classiche.

Negli anni Ottanta, il crollo del muro di Berlino ha portato alla fine della Guerra Fredda, provocando una nuova consapevolezza sui limiti della crescita economica e delle risorse. In risposta, l’architettura ha abbandonato la logica globalista dell’International Style per tornare a valorizzare il contesto e il luogo. Un esempio di questa riflessione è la mostra "Roma interrotta" del 1978, dove celebri architetti, tra cui Paolo Portoghesi, hanno rielaborato la pianta di Nolli, ispirandosi alla storia stratificata della città. In questo quadro, l’architettura inizia a plasmare paesaggi urbani che esprimono un profondo legame con il territorio.

Proposta di Venturi e Rossi



Proposta di Paolo Portoghesi

Diverse interpretazioni sul concetto di contesto emergono in questo periodo. Peter Eisenman introduce l’idea del “palinsesto”, con progetti che sovrappongono trame storiche per dare vita a nuove visioni urbane. Frank Gehry, invece, si focalizza sugli spazi periferici e residui, con un linguaggio che risente della cultura pop e propone una fusione tra architettura e paesaggio urbano. Hadid, infine, sviluppa una visione in cui contesto e paesaggio si intrecciano in un’idea di “tessitura”, trasformando gli edifici in elementi integrati al territorio circostante.

Questi approcci, pur essendo considerati sperimentali negli anni Ottanta, hanno aperto la strada a una comprensione più ampia dell’architettura come risposta al contesto. Negli Stati Uniti, Eisenman evolve il concetto di “Layer” e lo sperimenta a Cannaregio, Venezia, proponendo un progetto in cui il tempo e la stratificazione urbana convergono. L'idea di “in between” si concretizza poi nel Wexner Center della Ohio State University, dove l’edificio si innesta nelle costruzioni esistenti.

Frank Gehry, influenzato dal contesto statunitense, enfatizza invece l’uso di elementi urbani per comporre un’architettura che riflette la complessità della metropoli. Un esempio è la Gehry House, che integra il paesaggio cittadino con una disposizione informale degli spazi.



Nel panorama della sperimentazione architettonica, Zaha Hadid emerge come una figura che sintetizza diverse visioni. Le sue opere, ispirate anche alle forme astratte di Paul Klee, trasformano lo spazio in una fusione dinamica tra contesto e architettura. Un esempio è la Vitra Fire Station, che incarna la fluidità e la connessione tra costruito e naturale, unendo infrastrutture e ambiente in un’armonia fluida. Hadid rappresenta così un’architettura che riflette l’epoca contemporanea, proiettata verso il movimento e la sinergia globale, esprimendo il costante dialogo tra artificiale e naturale.


Vitra Fire Station, Zaha Hadid


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